I gioielli del Conte Rosso

Amedeo VII nacque nel Castello di Avigliana il 24 Febbraio del 1360, primo ed unico genito di Amedeo VI il “Conte Verde” e Bona di Borbone, fu Conte di Savoia, d’Aosta, di Moriana e Nizza dal 1383 al 1391, anno della propria morte presso il Castello di Ripaille.

La vita all’aria aperta, le cavalcate e le cacce ebbero grande influenza nell’educazione di Amedeo monsignore. Già nel 1374, lo vediamo comperare panno rosso per le sue selle, panno rosso per il paggio, pellame rosso per il falconiere e per gli arredi della sua camera. Probabilmente una simpatia giovanile in contrapposizione al verde del padre.

Fu però, solo dopo la morte di Amedeo VI nel 1383, che l’appellativo di “Conte Rosso” gli venne attribuito in maniera ufficiale dallo stesso Re di Francia Carlo IV in persona.

Amedeo VII recatosi a Parigi, di ritorno dalle campagne del Nord contro i ribelli di Fiandra e gli Inglesi, dove si distinse come vassallo del Re, venne invitato per celebrare la nascita dou bel fil Amedeo VIII, ( nato dall’unione con Bona di Berry) a dismettere i panni color bruni indossati a lutto, e tornare a vestir i panni rosso fuoco, quale simbolo del proprio ardimento.

Ed è in uno di questi scenari di guerra, narratoci dai cronisti Jean Cabaret di Orville e Perrinetto Dupin nelle “Anciennes Chroniques de Savoy”(1) , che ritroviamo affianco ad un ardito spirito del principe, la descrizione di alcuni piccoli ma deliziosi dettagli,  dei gioielli riprodotti sulle vesti civili del Conte, indossate in rievocazione da Manuel.

Francia 1383, Assedio della piccola città di Borbourg presso Gravelines, occupata dagli Inglesi: un intervallo di tregua sì bandì sotto le mura di quella città, intrattenendo un torneamento, a cui parteciparono secondo l’usanza assedianti ed assediati, assaggiando le loro forze i principali delle due parti.

<<…. Comparve nello steccato Amedeo VII, seguito dai Duchi di Berry, di Borbone, d’Anjou, di Bretagna e d’Alanzone, dai Conti d’Armagnac, di Vendome, di Ginevra, di Challant, di Valperga e di San Martino, e da molti altri baroni. Aveva addobbi di velluto nero, perché portava il lutto del padre, ma i suoi paramenti erano ricamati ad oro in lacci d’amore, colle lettere F.E.R.T in perle, rubini, diamanti ed altre pietre preziose. Il Conte d’Armagnac gli portava l’elmo che aveva una corona d’oro seminata di pietre preziose, ed era surmontato dal cimiero del teschio di leone alato. …>>

Nella riproduzione moderna del corredo, il classico cappello “a punta”, visibile in grande varietà nelle raffigurazioni iconografiche del ‘300, viene sommamente rivisitato, divenendo da semplice copricapo, splendido gioiello assieme a questo disegno di perle, diamanti, rubini e dando spazio ai cosiddetti “ lacci d’amore”, che al loro termine si congiungono sino a formare, sul lato sinistro del cappello, il celebre motto di Casa Savoia “FERT”. Il tutto poggia su una base in shantung di seta nera, capace di dar maggior luce e risalto alle perle di fiume, mentre sul colmo del cappello sovrasta il “trittico gioco” di perle, che riprende i dettagli di uno stile più tipico del XIII secolo, detto “Cintamani”.
A culminare la decorazione, una lunghissima piuma di Pavone femmina, proveniente dalle ali secondarie dell’animale, ed un “occhio di piuma” proveniente dalle sgargianti code del maschio.

La parte superiore dell’abbigliamento è rappresentata invece da una cottardita, i cui tagli e le fogge riprendono gli stili più tipici dei reperti di fine XIV sec (come ben visibile nel Tacuinum Sanitatis), iniziando ad accorciarsi in lunghezza, stringendosi in vita ed ampliandosi all’altezza del busto e delle spalle, mettendo in risalto (seppur in maniera molto contenuta ancora) quella forma fisica maschile, come sarebbe poi avvenuto appieno nella moda del tardo ‘400.
Il tessuto utilizzato per l’opera, rappresenta la riproduzione di un lampasso di seta broccato in filo d’oro con gigli di Francia proveniente dalla Sicilia del XIII sec., conservato oggi presso le collezioni  tessili del MET Museum.
Unica differenza rivisitata dal reperto originale, la base bordeaux, ovviamente su misura per l’illustre Conte Rosso, anzi che blu.

L’Ordine del Collare

A concludere il corredo, avrebbe dovuto far parte, su entrambe i petti dei Conti, anche un’altro pezzo fondamentale di Casa Savoia:
il Collare dell’Ordine dell’ Annunziata, o per meglio dire in suo principio, il collare della “Compagnie du Cigne Noir”.

Nel 1350 fu infatti in occasione delle nozze della sorella Bianca con Gian Galeazzo Visconti, che il Conte Verde fondò una compagnia di quattordici nobili cavalieri, il cui distintivo era appunto un cigno nero con becco e zampe rosse, i quali dovessero versare ogni anno 8 scudi presso l’Abbazia di Altacomba, in segno di devozione alla Madonna.
Solo nel 1364, in seguito alla vittoria su Saluzzo, Amedeo VI riunì nuovamente la compagnia di cavalieri più fedeli alle sue dipendenze, omaggiandoli di 15 preziosi collier da cane, commissionati agli orafi avignonesi, fusi in argento dorato, con la scritta Fert ed il triplice nodo.
Con la scomparsa del Conte Verde e del Conte Rosso scomparve anche l’Ordre nella sua forma iniziale, ed i collari vennero rifusi per fare denaro.

Soltanto nel 1409 Amedeo VIII, alla vigilia della sua partenza per Parigi, sull’esempio della corte di Francia, ricreò l’Ordine dandogli solenni statuti, diventando a tutti gli effetti una casta nobiliare, guerresca, stretta al Principe.

L’ordine venne infine rinominato nel 1518 da Carlo II, come tutt’oggi rimane ancora, Ordine della Santissima Annunziata.

Purtroppo, per mancanza di tempo, non è stato ancora possibile ricreare e presentare con la dovuta dovizia questo splendido gioiello, che sarà però oggetto di studio e riproduzione nei mesi futuri.

A concludere il corredo, vanno ad aggiungersi ed abbellire infine le pelletterie ricreate su misura da Argothea – Historically products di Barbara Bozzetti.

Nel ricostruire la figura di Amedeo VII il “Conte Rosso“, non si è voluto puntare a riproporre meramente la sua accezione più militare, come solitamente si ritrae nei principi o nei condottieri dell’epoca, quanto piuttosto quella più cerimoniale, legata agli arricchimenti e capace di esaltare non solo la grandiosità delle gesta di Casa Savoia, ma soprattutto la bellezza e la raffinatezza dei paramenti, che sicuramente imposero agli esigenti committenti, la necessità di affidarsi unicamente ad artigiani di elevata specializzazione presenti nel Contado Sabaudo Italo-Francese.

Studio storico a cura di Manuel Maniezzo
Realizzazione sartoriale a cura di Laura Richiardi

(1) – Di costoro è necessario far precisazione di come essendosi attenuti a riportar fatti orali, parte dei racconti potrebbe esser stata romanzata. Al di là dei fatti e delle vicende romanzate anche nell’ottica del vincitore, pertanto sono state tenute in considerazioni solo le parti inerenti alla descrizione di oggettistica contemporanea dell’epoca, di cui è stato possibile ritrovare riscontro in reperti iconografici o museali, realizzati in perle, diamanti, rubini ed altri preziosi, in grado di avvalorare l’esistenza di tali materiali ed abbellimenti.

BIBLIOGRAFIA

I Savoia – Francesco Cognasso, Dall’Oglio Editore 1971
Studi Storici – Luigi Cibrario, Stamperia Reale Torino 1851
Notizie Storiche di Ciriè – Dott.Angelo Sismonda, G. Cappella Tipografo Editore 1924
Croce di San Andrea del 1357 di Carlo IV – link immagine
Esempio di decorazioni su cappello – link immagine

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